Tu pensi, io ascolto

Tu pensi, io ascolto

Mi è tornato in mente un articolo della rivista Scientific American che ho letto qualche tempo fa.

Pare che grazie alla registrazione dell’attività elettrica del cervello umano, un gruppo di ricercatori statunitensi sia riuscito a ricostruire le parole udite dai soggetti durante una normale conversazione.
Il risultato potrebbe rappresentare il primo passo verso la realizzazione di dispositivi protesici per persone con deficit di linguaggio.
Grazie all’impiego di opportuni strumenti, presto potrebbe essere possibile “ascoltare” il discorso interiore di un individuo senza che questi proferisca parola.
Secondo i ricercatori dell’Università della California di Berkeley e San Francisco guidati da Robert Knight, il sistema neurofisiologico preposto alla comprensione del linguaggio parlato procede inizialmente decomponendo il flusso di parole e altri suoni complessi in rappresentazioni elementari di diversa frequenza, che vengono poi indirizzati verso una successiva elaborazione fonetica e lessicale.
Nella trasformazione dell’informazione acustica in rappresentazioni fonetiche e prelessicali, vengono estratte le caratteristiche essenziali per il riconoscimento dell’informazione uditiva e scartati gli elementi non essenziali.
A un certo punto, il cervello deve estrarre tutti i dati uditivi disponibili e associare loro una parola, rendendo così possibile comprendere linguaggio e parole indipendentemente dal loro suono. La nostra ricerca si è basata sui suoni che una persona percepisce effettivamente, ma per poter sfruttare i risultati e realizzare un dispositivo protesico, questi principi dovrebbero essere applicati su una persona che sta solo pensando una parola, senza riuscire a pronunciarla“, ha spiegato Brian N. Pasley, primo autore dello studio, aggiungendo:  “Esistono prove, anche se limitate, che la percezione e l’immaginazione possano essere abbastanza simili nel cervello: se si riesce a comprendere sufficientemente bene la relazione tra i suoni e la registrazione che ne fa il cervello, sarebbe possibile sintetizzare il suono che la persona sta realmente pensando, o soltanto scrivere le parole con qualche tipo di dispositivo d’interfaccia. Se un giorno si riuscirà a ricostruire una conversazione immaginata a partire dall’attività cerebrale, si potranno ottenere benefici per migliaia di persone“.
La scoperta di questa tecnica di decodifica del suono potrebbe rivelarsi estremamente utile per aiutare i pazienti colpiti da una disabilità nelle aree del linguaggio.

Per me sarebbe la cosa più simile alla telepatia che la scienza possa offrirci!