“È molto divertente fare l’impossibile”. Walt Disney

“È molto divertente fare l’impossibile”. Walt Disney

Uno degli aspetti del mentalismo che mi affascina maggiormente è che per riuscire a presentare un’esibizione efficace e soddisfacente sono costretto ad applicare una sorta di problem solving perenne.

Mi spiego meglio.

Nel corso dei miei spettacoli, il pubblico assiste e collabora attivamente ad una serie di esperimenti a dir poco fuori dall’ordinario, durante i quali tutti insieme proviamo ad esplorare alcune abilità latenti, nascoste e spesso ignorate  della nostra mente.

Per poter offrire uno show coinvolgente, è necessario adoperarsi per rendere interessante la presentazione di tali esperimenti, destando un forte senso di curiosità fra gli spettatori.

Attraverso la narrazione di una storia, generando uno scenario all’interno del quale far crescere il racconto, sviluppando un contesto  di base che fornisca l’ossatura  per l’intero esperimento, ci si muove gradualmente e a piccoli passi verso il climax finale: una rivelazione impossibile che in un attimo spazza via tutte le convinzioni logiche fino a quel momento fondate su basi granitiche, lasciando spazio soltanto a meraviglia e incredulità.

Per ottenere tutto ciò spesso si parte da un metodo (originale o già collaudato) attorno al quale si costruisce l’intero effetto. In altre occasioni invece il punto di partenza è proprio quello finale: la dimostrazione dell’impossibile. Proprio in quest’ultimo caso  è necessario fare appello a tutte le proprie risorse per risolvere un problema o un rompicapo che sembra senza soluzione.

Provo a fare un esempio:

se si mette a piovere e porto con me un ombrello, è assai probabile che io riesca a rimanere asciutto, ma se parto dall’idea di non bagnarmi sotto un violento temporale, fra tutte le scelte a mia disposizione per portare a termine con successo la mia impresa è possibile che io decida di fare ricorso al parapioggia, ma non è detto che questa sia l’unica soluzione possibile: potrei ripararmi sotto un porticato, entrare in un bar a bere un caffè mentre aspetto che smetta di piovere, indossare un enorme cappello impermeabile, addirittura restarmene a casa se sono previste precipitazioni.

D’accordo, questa era facile!

Se invece volessi prevedere esattamente l’estrazione del superenalotto di sabato prossimo o descrivere con precisione il verificarsi di un qualsiasi evento futuro, le cose si farebbero decisamente più complicate…

Questo continuo tentativo di risolvere un problema per approdare ad una soluzione ad alto tasso di spettacolarità sta alla base del mio mentalismo. Il problem solving perpetuo mi permette di stupire il pubblico escogitando soluzioni a prima vista impossibili per problemi apparentemente irrisolvibili.

Io mi ci diverto un mondo, anche se in certe occasioni il rischio è quello di arenarsi su un progetto magari troppo ambizioso e dedicare tempo ed energie ad un’idea che non vedrà mai la luce.

Tutti noi facciamo esattamente la stessa cosa nella nostra quotidiana routine: escogitiamo soluzioni (anche semplici, perché no) per risolvere i problemi di varia entità che ogni giorno ci si presentano.

A volte ci fermiamo (ma senza arrenderci), per costruire un sogno che attende solo di essere realizzato, spostando un po’ più in là la linea dell’orizzonte, superando il confine di ciò che fino ad un momento prima ci sembrava impossibile.

Poi il cammino riprende…